Lanfranco I

Lanfranco I

Olio su tela, cm. 60 x 50

BIOGRAFIA

Lanfranco Frigeri, in arte Lanfranco (1920-2019). Nato a Quingentole, provincia di Mantova, figlio di uno scultore del luogo, è uno dei pochi veri protagonisti dell’arte fantastica italiana della seconda metà del ‘900. Pittore, scultore, disegnatore, poeta e scrittore di varia prosa, non meno creativa che filosofica e saggistica. Surrealista per vocazione, amava denominarsi pittore del “realismo fantastico”. Così diceva: “Sono nato con un dono naturale, quello di essere un visionario, cioè quello di aggiungere sempre un po’ di fantasia a tutto ciò che si dice “reale”. Ho avuto anche un altro dono naturale, quello di poter comunicare con dei mezzi espressivi, cioè la scrittura, la scultura, il disegno e la pittura.” Compì gli studi al liceo artistico e poi all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Iniziò dapprima con la Scultura per poi dedicarsi maggiormente alla Pittura. Le sue influenze maggiori andavano da Tino di Camaino ad Andrea Pisano, ai ferraresi del Quattrocento. Ma fu la scoperta di Bosch ed El Greco a confermargli la funzione immaginativa dell’Arte, trascrizione dell’inconscio attraverso il colore. Alla fine della secondo guerra mondiale, dopo aver combattuto tornò a frequentare l’Accademia a Milano, sotto la direzione dello scultore Giacomo Manzù. Nei primi anni cinquanta fu la scultura a dargli le soddisfazioni maggiori: nel 1950 vinse il concorso per una formella bronzea per una porta del Duomo di Milano e per la realizzazione della statua del “Beato Michele Carcano”, da porre su una guglia della facciata. Nel 1951 la sua scultura “Il sabbiaiolo del Po” partecipò al Premio Suzzara d’Arte Contemporanea e venne scelta come simbolo dell’esposizione. Nel 1955-56 realizzò la statua di “San Giovanni dell’Apocalisse” per il Cimitero Monumentale di Milano, e ricevette elogi dallo scultore britannico Henry Moore. Le critiche provenienti dall’Italia non sempre furono positive, ma all’artista arrivarono molti inviti ad esporre anche all’estero. Dopo gli anni cinquanta, apparve sempre più netta la predilezione per il Surrealismo, sollecitata dall’incontro a Parigi con André Breton, congeniale al suo temperamento visionario e ad una pittura che voleva fondare un “futuro umanesimo”, nella prospettiva di rinascenza sostenuta dallo scienziato Silvio Ceccato. Nelle opere degli anni sessanta, prevalentemente pittoriche, i temi indagati erano in gran parte quelli della femminilità, dell’eros e della caducità del mondo sensibile. Il suo stile era fortemente influenzato da quello di Salvador Dalí, che dichiarò il suo apprezzamento per l’artista mantovano, come anche altri esponenti del gruppo storico dei surrealisti, tra i quali René Magritte e Max Ernst. In questo periodo ritrasse anche molti importanti personaggi, tra cui lo scrittore Dino Buzzati e l’industriale Vittorio Valletta (i cosiddetti ritratti psichedelici). Non mancò l’interesse per i temi sacri della religione cristiana: una sala del Museo Diocesano “Francesco Gonzaga” di Mantova fu interamente dedicata ad opere di Lanfranco. Altri dipinti si trovavano in molti edifici religiosi della diocesi, come la “Crocefissione” nella chiesa parrocchiale di Ostiglia e il “Ritratto di Matilde di Canossa” nell’abbazia di Polirone a San Benedetto Po. Nel 1970 l’autore di fantascienza Brian W. Aldiss utilizzò il dipinto di Lanfranco, “I grandi maestri del sogno”, per la copertina del suo libro “A Romance of the Equator”. Nel 1973 un altro suo quadro, “I pianeti del sogno e della speranza”,  divenne la copertina del concept album “Felona e Sorona” del gruppo progressive Le Orme. Il nuovo secolo vide un nuovo fiorire di mostre e iniziative che presentavano al pubblico i suoi ultimi lavori, che continuavano ad uscire dal suo studio nel paese natale. Considerato uno dei padri del Surrealismo in Italia, Lanfranco prese parte a numerose mostre collettive e personali a Milano, Venezia, Roma, Parigi, New York. Nel 2013 l’artista mise gentilmente a disposizione del gruppo progressive La Maschera di Cera la sua opera del 1968 “Gli amanti del sogno”, che divenne la copertina del concept album “Le Porte del Domani”, rinnovando così il legame della pittura di Lanfranco con la musica progressiva italiana. Lanfranco è stato per tanti anni un caro amico della famiglia Zanini. Numerose le esposizioni che l’hanno visto partecipe e interamente a lui dedicate. Nel 2010 la galleria Zanini cura la mostra “Dalla Femme Fatale alla Donna Androide” presso il Refettorio Monastico di San Benedetto Po (MN) e una delle due opere in copertina era del Maestro Lanfranco. Ultima personale dedicata all’artista prima della sua triste scomparsa è stata presso la galleria Zanini Arte nel 2018 “Lanfranco. Il viaggiatore del pensiero”. L’artista si spegne il 17 giugno 2019 all’età di 99 anni.

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