gennaio 05, 2013
TERESA NOTO (apri)
TERESA NOTO (apri)

 

Opera in evidenza: “Corpo di luce” 2009 , 200 x 120 cm

 

Teresa Noto nasce a Palermo il 30 settembre 1947; da diversi anni vive e lavora a Correggio Micheli nel Parco del Mincio – Bagnolo San Vito (Mantova). Completati gli studi accademici, dal 1978 persegue la pratica pittorica sperimentando varie modalità esecutive e matura in una decina d’anni una personale chiave espressiva, presentando una prima fase di lavoro nel 1986 nella personale di Casalmaggiore.

Questo inizio avviene all’insegna della figurarazione sospesa fra citazioni dichiarate della linea dell’arte eroica e visionaria che procede da Michelangelo e giunge fino a Fussli, le correnti tardo romantiche tedesche e la pittura dell’inconscio dell’espressionismo d’oltralpe sono del resto altre fonti di ispirazione dell’artista, per una pittura che germina dalla psiche e dalla rivisitazione del mito. (Renata Casarin )

Le immagini oniriche e lo smontaggio della narrazione simbolica che le grandi tele mettono in scena sono state oggetto d’analisi dettagliate in pagine critiche, tra le altre, di GianMaria Erbesato, Franco Monteforte, Angelo Andreotti e Francesco Bartoli nei successivi percorsi di crescita e maturazione nell’imaginerie dell’artista.

In queste successive opere assistiamo alla rappresentazione di corpi femminili e maschili colti in un abbraccio cosmico, l’energia segreta della terra è la stessa che pulsa nella natura degli esseri viventi; anche la resa pittorica e materica restituisce il brulicare della vita, quella che può elevare o far precipitare l’uomo nell’abisso (Renata Casarin).

Nel ciclo Mitologie esposto nel 1991 nella personale di Palazzo Ducale di Mantova, Teresa presenta opere dagli impasti brucianti e ori neo klimtiani tese all’individuazione del principio femminino, in un processo d’autoidentificazione che ricorre al mito e una trascrizione surreale, per denunciare che l’immagine scaturisce solo da un processo di illuminazione interiore. La pittura sempre più lirica e insieme ossessiva di Teresa ha bisogno in questa fase di guardare alle correnti contemporanee anticipando le inquetanti declinazioni figurative della Transavanguardia.

Nel 1994-1995 Teresa documenta il percorso del suo lavoro in una serie di mostre personali allestite in importanti gallerie pubbliche: l’ Antico Castello sul Mare di Rapallo; il Palazzo del Governo di Sondrio, la Rocca Possente di Stellata, Ferrara, il Complesso Sant’Agostino di Pietrasanta (Lucca), e la Galleria Comunale d’Arte Moderna di Spoleto, curate da Angelo Andreotti e Franco Monteforte che in catalogo riporta:

L’immagine mitica del mondo matriarcale raffigura lo spirito-creatore come elemento invisibile e transpersonale, anche laddove l’elemento femminile è esso stesso inteso come principio creativo. La metà elevata, che si erge oltre la contrapposizione di un’evidenza patriarcale e matriarcale, è il Fanciullo Divino, nato dal femminile, che si unisce nel superiore e nell’inferiore, nel maschile e nel femminile, nel cielo e nella terra come qualcosa di “completamente diverso”, di “nuovo” “.

Invitata a esporre negli USA in due importanti mostre internazionali, Italian Influences, (1996), e Art For Art’s Sake (1997), la sua opera viene apprezzata dal critico David W. Dibble che in una nota critica rileva che “….con sensibilità metafisica, l’artista crea spazi incerti che turbano lo spettatore per il loro senso di inquietudine paradossale, nonostante l’apparente calma contemplativa….”.
Nel 1998 Anna Caterina Bellati le cura una mostra personale al Palazzo Pretorio di Chiavenna, osservando che “L’idea dominante dei lavori di Teresa Noto, artista tenace e passionale, è che gli esseri umani, non siano soltanto protagonisti di un frammento della realtà: indefinibile è l’estensione di spazio/tempo nella quale si proiettano le loro vite. Così come immense e intraducibili sono le forze cosmiche che tessono le fila dei loro destini. Teresa Noto usa la pittura per sconfinare con il pensiero oltre l’impaginazione del quotidiano, avendo scoperto da molti anni che la verità ultima del nostro essere vivi è leggibile solo attraverso il sogno, la memoria, la fantasia, il mito”.

Da questo momento si assiste a una rarefazione della materia e della figurazione, a favore di una geometria e di una scansione spaziale nel ciclo delle Cattedrali, comprese ne Le geometrie dello spirito, mostra curata da Mauro Corradini nel 1999 al Palazzo Ducale di Mantova. Una pittura, questa, tessuta nella luce che emerge dalla soglia dell’immaginario e che trova nell’astrazione e nel rinvio a tensioni teosofiche kandischiane, il suo momentaneo approdo.

Nel 2000 Partecipa alla grande mostra Arte a Mantova 1950-1999 a Palazzo Ducale di Mantova, curata da Claudio Cerritelli e Bruno Bandini e nel 2005 è presentata da Vittorio Sgarbi alla mostra personale “Assonanze” ordinata al Fashion District di Mantova: riprendendo dal suo testo La materia come fonte primaria :

Nel 2009 è invitata da Giorgio Di Genova a partecipare alla XXXVI Rassegna Internazionale d’Arte Contemporanea – Premio Sulmona e nello stesso anno cura la mostra personale “Energia Contemporanea” al Castello dei Pico di Mirandola presentata da Gianpaolo Ziroldi e Angelo Andreott, il quale scrive : “Innanzi tutto la materia. Ma la materia di Teresa non è greve, né inerte, e non è neppure passiva. La materia che Teresa cerca con la sua pittura è energia. E’ energia in forma di materia. Una materia primordiale, ma non primitiva, che non ha nulla a che fare con la concezione corrente che se ne ha, filtrata da secoli di dualismo polare tra spirito e materia, che ha spaccato l’Essere in due realtà che, divise, non fanno altro che sottrarci la possibilità di cogliere l’interezza della vita. Se volessimo andare a cercare nel pensiero occidentale il momento di questa frattura, probabilmente dovremo scuotere i capisaldi della filosofia platonica e aristotelica, come del resto aveva ben capito Nietzsche. Se invece volessimo iniziare di nuovo un determinato percorso dovremmo cercare là dove una certa sapienza è andata persa, e dovremmo frugare tra i frammenti dei presocratici, oppure infilare la testa nel pensiero orientale, magari dopo averla nettata di tutte le banalità dette e praticate su quel pensiero dalle fantasticherie new age, o dai brividi frigidi di Coelho. Forse, anche, se ne avessimo le capacità conoscitive, potremo addentrarci con sguardo disincantato all’interno della teoria matematica delle stringhe, per lo meno negli aspetti superficiali che ci è dato di intuire”.

Nel 2010 è invitata alla XIV Biennale D’Arte Sacra Contemporanea al Museo Stauros di San Gabriele (L’Aquila)con catalogo a cura di Giorgio Di Genova che scrive:”Teresa Noto, per esprimere la sua vocazione al trascendentale si affida a interpretazioni della luce, che il suo pennello restituisce in conformazioni differenziate, ma sempre riconducibili al cielo, come sta ad attestare il ricorrente colore azzurro. Naturalmente il suo discorso esula dal naturalismo, per cui le sue morfologie sono evocative di un sentire intimo che ora s’accende in fiamme ed ora si epande in circolarità anche concentriche. Teresa Noto attinge al proprio interiore bagaglio ancestrale e tradizionale, che attribuisce alla fiamma ed al cerchio simbologie trascendentali e spirituali espresse con gli strumenti del comunicare informale, quali il segnismo ed il gestualismo…”.

Segue l’invito a partecipare al Premio Internazionale Limen Arte 2010 a Vibo Valentia, con il monocromo bianco Mandala del 1997, e nel 2011 cura la mostra personale “In Lucem” al foyer del Teatro Sociale di Mantova presentata da Gianfranco Ferlisi il quale scrive :
“Tra tanti soggetti aniconici, tra battiti segreti che rivelano le vibrazioni di una energia primordiale e sotterranea, come di onda che per sua natura si allarga e si distende, come referente di una gioia di luce, in senso spirituale, che è storia di autentica ricerca espressiva sul significante della pittura e sulla propria anima che a quel significante cerca di dare un senso, ecco un dipinto pienamente figurativo: una chiara dichiarazione di poetica che è un episodio a se stante, una sorta di capriccio che rimanda ancora e poi ancora a uno spazio vago e indefinito, estraneo alla realtà quotidiana.
White Hole, Campo vibrazionale e Entanglement sono i titoli di altri dipinti recenti, in cui i blu del cielo e l’azzurro liquido, mescolati attraverso graduate gestualità (quasi passi di danza), esprimono l’urgenza, il flusso vitale, la forza di un pensiero a tratti a-logico, di un impulso originario che vuole cogliere l’emozione della intraducibilità figurativa, quella che appartiene ad un campo energetico arcano, che tutto collega. Fisica quantistica e insegnamenti vedici, buddismo e sciamanesimo: il gran teatro delle gracili certezze della nostra vita scricchiola mentre le farfalle fuggono come fotoni impazziti.”


Nel 2011 espone alla rassegna Arte a Mantova 2000-2010 curata da Claudio Cerritelli alla Casa del Mantegna ed è invitata da Vittorio Sgarbi alla 54° Biennale di Venezia Padiglione Italia – Palazzo delle Esposizioni di Torino. Nel 2012 su invito di Giorgia Cassini partecipa alla Biennale d’Arte Contemporanea “Emotion Art”al Castello di Montaldo, Torino, poi alla collettiva ” Identità femminili dell’arte contemporanea a Mantova”, MUVI, Viadana, (Mantova ) e alla “New Opening, Zanini Contemporary Art”, San Benedetto Po ( Mantova ) e sul finire dell’anno è invitata a interpretare il Canto XXVI e il XXVII della Divina Commedia, le quali opere vengono esposte nella mostra “Dante e i fraudolenti” curata da Giorgio Di Genova al Museo Fortunato Bellonzi, di Torre de’ Passeri, Pescara.

Esposizione presso la nostra galleria “Simmetrie e Sincronie” : 3-31 Marzo 2013

 Opere in galleria:

 

 

 

Quadrato Energetico, Tecnica mista su tela, 100 x 100 cm

 

Evoluzione Spaziale, Tecnica mista su tela, 100 x 100 cm

 

Mappa Sincronica, Tecnica mista su tela, 120 x 120 cm

 

Mantra, Tecnica mista su tela, 80 x 60 cm

 

La porteuse, Tecnica mista su tela, 100 x 80 cm

 

L’annunciazione, Tecnica mista su tavola, 40 x 30 cm

 

 

 

VIDEO INTERVISTA MANTOVA.TV

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