gennaio 06, 2013
ELVINO MOTTI (apri)
ELVINO MOTTI (apri)

Opera in evidenza “Esplosione Cosmica” 

 

Elvino Motti nasce a Dosso del Liro (Co) nel 1952. Frequenta l’Istituto d’Arte di Cantù ove, allievo

di Vangi, diviene Maestro d’Arte. Frequenta poi l’Accademia delle Belle Arti di Brera, diplomandosi nel 1975. Iscritto ai corsi di scultura di Messina, Basaldella, Marchese, approfondisce e perfeziona la tecnica e il suo interesse fondamentale: l’implicazione dello spazio nella forma, graduata lungo superfici tondeggianti e levigate. Tra il 1980 e il 2010 allo IAL Lombardia segue la formazione professionale post-diploma come docente, coordinatore e tutor dei corsi di restauro per opere lignee policrome dorate. Primo docente di Figura e Ornato modellato al Liceo Artistico Brera di Milano, diviene poi docente di Figura modellata al Liceo Artistico di Cantù (Co). Già dal 1975 ottiene i primi riconoscimenti ufficiali con l’esposizione di una scultura lignea in occasione del Premio Internazionale d’Arte Contemporanea “Artisti Oggi”, Milano. Nel 1988 realizza una scultura lignea dorata consegnata al Santo Padre Giovanni Paolo II in occasione del Congresso “Rerum Novarum”, Roma, 1991. Nel 2001 espone nel contesto della 49ª Biennale di Venezia con il Gruppo d’Arte veneto “Materia Prima”,Isola di San Giorgio. Nel 2008 realizza la scultura, in pietra e bronzo, intitolata “Omaggio al sole”, prima opera di un progettato percorso d’arte da realizzare sulla sponda occidentale del lago di Como. Nello stesso anno: Rassegna Umanitaria “liberi tutti”; mostra collettiva presso Spazio Cinema Anteo, Milano; rassegna di Arti visive per la Giornata mondiale per il Disarmo; mostra collettiva Università delle Hawaii Kapi Olani Community College, Isole Hawaii; rassegna degli Artisti della Permanente, collettiva di scultura dei soci, Garbagnate Milanese (Mi); rassegna degli Artisti della Permanente, Collettiva dei soci, Desio (Mi); organizzazione e partecipazione alla Rassegna degli Artisti della Permanente, Collettiva dei soci, Gravedona (Co); partecipazione alla Fiera Arte Moderna “Arte Forte”, Forte dei Marmi (Lu); partecipazione all’Esposizione collettiva presso Palazzo Robellini, Acqui Termi (Al); mostra collettiva di scultura “Malaspinarte” presso il Castello Malaspina, Massa Carrara; fiera delle Arti Moderne, Fiera di Reggio Emilia (Re). 2009: partecipazione alla Fiera delle Arti Moderne di Genova; collettiva al Museo dei Campionissimi di Novi Ligure (Al); realizzazione per il Comune di Gravedona (Co) di un’opera scultorea installata sul lungolago; rassegna “Proponendo” a Forte dei Marmi; Fiera dell’Arte Moderna di Padova; Fiera dell’Arte Moderna di Reggio Emilia. 2010: Collettiva al Palazzo Gallio di Gravedona (Co); Fiera dell’Arte Moderna “Carrara Giorni d’Arte”; rassegna degli Artisti della Permanente a Monastero del Lavello (Lc). Fiera Arte Moderna “Arte Forte”, Forte dei Marmi (Lu); Fiera Arte Moderna di Padova; Mostra personale c/o showroom “Metea” Milano; 2011: Fiera Arte Moderna di Bergamo; Mostra personale al Parco San Marco – Porlezza – Lago di Lugano; 2012: Fiera Arte Moderna di Bergamo; Fiera Arte Moderna di Padova; Arezzo ArteExpo: Fiera delle Arti Moderne di Genova; 2013: Fiera Arte Moderna di Bergamo; “Cosmologie” – Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente. Da sempre in crescita, attira l’attenzione del pubblico per il suo stile sobrio ed elegante. Elvino è rappresentato da: iagad.com, Italia e da Just Art, Providence, USA. Da oltre 20 anni è socio della “Permanente di Milano”. Attualmente vive e lavora a Gravedona ed Uniti – Lago di Como.

 

“ Ben venga il caos, perché l’ordine non ha funzionato”

Karl Kraus

MOTTI è interessato alla scultura nelle sue diverse forme, declinate significativamente in marmo, pietra, metacrilato. Quest’ultimo materiale lo ha portato a sperimentare la sfera, geometria perfetta per eccellenza,  indirizzando l’esperienza artistica nel campo d’indagine della forma curva, sim-bolo (dal greco: mettere insieme), composizione di forze che inevitabilmente rimanda al rapporto fra Cosmos e Caos. Il cerchio e’ perfezione senza inizio né fine; Il significato simbolico attribuito alla forma geometrica, ripropone gli estremi dialetticamente determinati nella contrapposizione tra ciò che è ordine per definizione e ciò che è disordine. La sfera – e di conseguenza la figura piana- che li contempla entrambi, nasconde al suo interno il nucleo indistinto e primordiale generato dal caos. La completa armonia di queste geometrie determina un modello che introduce alle categorie di pensiero ordinatrici dello spazio e del tempo. Caos e Cosmos hanno un etimo comune: nella mitologia il Cosmos coincide con il bello, buono e razionale del mondo, la sua genesi è tuttavia caotica. Caos significa «essere aperto, spalancato» ed individua la gran «lacuna» o vuoto originario che si poteva pensare preesistente alla creazione del «cosmo». Ma questo «vuoto» non è da concepire come spazio privo di contenuti fisici, è piuttosto l’essere precedente del mondo, prima del suo costituirsi in forme stabili e definite. Caos è materia originaria, la massa confusa degli elementi versati, sparsi nello spazio infinito, preludio alla creazione. La creazione è azione dell’artista che prende una materia preesistente e gli imprime la forma. Le forme di luce scolpita di MOTTI non sono astratte entità geometriche, ma volumi generati dalla materia, che assume altre configurazioni rispetto la forma originaria, dimostrando che le figure sono la proiezione di quei fenomeni che nella natura accadono. Per questo ogni opera di MOTTI è un inno alla vita, omaggio al sole, ali spiegate verso l’alto alla ricerca del” cuore” non della sola materia, ma del mondo. Lo sguardo che si posa sulla scultura contribuisce a scoprirne la superficie levigata e perfetta, esaltando i passaggi lisci e scabri negli aggetti e l’ombra delle rientranze, è sguardo sensibile. Non prelude forse questa ricerca di infinito al Logos? Non è nella sensualità che fa vibrare le corde dell’emozione che MOTTI trova la parola della sua scultura? Queste forme parlano, ci conducono dentro la corteccia sensibile che l’autore ha portato alla luce, mettono a nudo la forza dell’arte, in un gioco di continue allusioni, rimandi, attese. Girando attorno all’opera scopriamo una dopo l’altra le sue facce, le sue curve sinuose, gli spigoli e le rotondità della forma pulsante nel materiale di cui è fatta. MOTTI mette in scena un “luogo” dell’anima vero e proprio. Non si tratta di porre sul piedistallo un oggetto, ma renderlo splendente nell’ aria e nella luce, indispensabili per far vivere la forma; forma che nasce come magia da quella natura tanto amata ed evocata. MOTTI rifiuta il privilegio dell’artista – intellettuale, vuole essere un grande artigiano, non potrebbe fare la scultura che fa se non vivesse la materia plasmandola con le proprie mani. Non si identifica con alcuna delle figure che le poetiche del nostro tempo contrappongono l’una all’altra, riveste piuttosto il profilo arcaico dello artifex, che con il suo paziente lavoro trasforma il caos e lo fa mondo. Così la ricerca approda ad una sintesi astratto- organica della forma della quale MOTTI vuole indagare persino le sedimentazioni geologiche, la composizione chimica. Qui la plasticità dell’opera, l‘identificarsi della forma con lo spazio diventano metafora della vita stessa. MOTTI dà vita ad un “naturale” che esiste in ragione della scoperta della bellezza pura, risolvendo la frattura tra corpo e anima, esistenza individuale e aspirazione all’infinito. Due principi opposti si confrontano: dinamismo e stasi, levità e pesantezza del materiale. Nell’arte non si trovano gesti spontanei, tutto è fatica, scelta. Il rapporto tra energia e immobilità, fra spessore del materiale ed eleganza delle forme fa sì che niente sia statico. L’invenzione ha sublimato lo spunto naturalistico iniziale. Nei lavori di questo autore la scelta di utilizzare le forme essenziali offre un grado di atemporalità e di incredibile respiro che solo la vastità di una visione lucida ed emozionata insieme può suggerire. Braque affermava: “le cose in sé non esistono affatto. Esistono esclusivamente per nostro tramite (…) non si deve solo voler riprodurre le cose-si deve penetrare in esse, diventare noi la stessa cosa.”

 

                                                                                                                      Emanuela Mazzotti

 

Elvino Motti è lo scultore che trae il fruitore in inganno con le sue metamorfosi, perché ci fa pensare alla realtà, ma da essa si stacca la sua astrazione, che da corposa, in certi tratti diventa, poi, sensuale. Le sue morfologie ci portano a somiglianze di alcuni grandi maestri del passato e più specificatamente ad Arp, a Masson, a Viani, per poi allontanarsi dai loro toni per immergersi quindi in tocchi di estrema levigatura e ruvidità, per tentare un’esperienza illuminata di forma, di paradiso perduto. La sensibilità, che si nota nel suo esercizio meditato, è sempre alacre sulla materia, dove  aleggia  un dramma metafisico, una lotta con l’astratto classico della teologia, che rifiuta ed insieme ama, vagheggiando certe morfologie che dal corpo lo conducono al cosmo,  per proiettarsi forse, nel peccato? L’artista sembra condurci, a prima vista, ad un puro nucleo formale per poi viceversa fermarsi al limite più sottile delle corrispondenze materiche ed astrattive, a quei segni che rivelano poi, un ordine quasi matematico di riduzioni espressive  di autentica liricità. In alcune opere come il “sole due”, o  in certe morfologie veliche, si osservano aperture a nuove forme nello spazio, che pur mantenendo un ritmo interno, elargiscono sapienti equilibri. Il Motti poi si spinge tra i volumi dello spazio con elementi che, dal mio punto di vista, si organizzano come morfologie eliche, espandendo quindi la forma nello spazio, nel senso più astratto, per rendere quindi il modellato, per trapassi sottili, in una lirica in senso geometrico, che dà forma al sensibile pensiero del suo linguaggio. In ogni sua opera vi è una disciplina che regola la plasticità del suo modellato e che lo conduce alla consequenziale consapevolezza poetica. In ultima analisi la sua scultura è un disegno prezioso concepito come elemento  decorativo che poi “après-coup”,  riempie di materia, rimarcando composizioni tridimensionali dove affiorano profili dolcissimi, ed a volte anche  sbavati, e  dove la spiritualità resta una ipotesi morale e figurata che va dal singolo al sociale  registrandosi com’è ,  esprimendo un concetto materico di contenuti e sentimenti e polarizzando energie di significati cosmici e sociali in una stretta coesione simbolica. In alcune sue morfologie manipolate e reinventate con genialità, si  repertano  trasformazioni  in stati  d’animo, dove  si accendono emozioni profonde  avvalendosi dell’onirico lirico dei surrealisti come poetica dell’invenzione informale, ma la sintesi che ne deriva e ne scaturisce, arricchisce ben oltre, trasponendo nella materia l’immagine in fuga degli eventi interiori, scaricando la sua profonda emotività nelle sue sculture e caricandole di un alone magico , e ripeto, metafisico, che si accorda fra musica e strumento che sempre in sé si rinnova ed esegue la fresca giovinezza della terra, della vita.

 

                                                                                                                      Francesco Martani

 

“La scultura di Elvino Motti ha certamente una sua profonda validità che la distingue. Essa possiede un intrinseca sensualità che induce a far scorrere lievemente le dita su di essa per carpirne, assieme all’effetto visivo, anche quello tattile, materico. Ma v’è  in essa qualcosa di assai più importante: rende manifesto l’atto creativo dell’artista. Fatta com’è di levigatezze estreme e ruvidità non ancora dome, si mostra nel suo divenire, manifesta ciò che dall’informe sta per nascere, ciò che vorrebbe essere ma ancora non è e mai sarà totalmente. L’atto creativo sembra fermarsi per un subitaneo pudore che coglie l’artista, il quale sembra preso dal timore di travalicare illecitamente i limiti imposti dalla natura umana. E così l’opera si conclude nell’incompiuto, nell’abbozzo, nell’idea non completamente definita. L’artista ferma la mano a tempo, prima che l’opera, nella sua completezza, assuma il significato di un empia manifestazione d’umana presunzione. Proprio in quell’arrestarsi si svela l’arte di Elvino Motti, poiché esso manifesta pienamente il miracolo dell’arte vera, quella che sa trarre dall’informe la bellezza”   

 

                                                                                                                                                                    Azio Laurenzi

 
 

Elvino Motti è un artista di eccellenti capacità e con una ricca biografia.

Elvino Motti è un “creatore” che veste le sue opere di luce e di armonia, opere che esplodono, che lodano ed amplificano il Dono Divino.

Elvino Motti scava da sempre dentro un unico tema, il “ Principio”, che trasforma in sequenza: luce – calore – vita.

E quale elemento più del Sole riunisce e racchiude in sé tanta potenza?

Una scultura, in particolare, ci parla in tal senso e in tal senso ci attrae; lo sanno i Gravedonesi e lo sanno i passanti che, nei giorni dell’equinozio di primavera, al sorgere del Sole, si attardano ammirati davanti alla sua “Sfera”, ad aspettare quel raggio che ne penetra con precisione la cavità. Eccola illuminarsi, quasi ad indicare la gioia e la continuazione della vita, protetta dallo sguardo di Dio.

E a sera, quando il Sole riposa, la sfera produce altri effetti, la magia continua: il materiale speciale ha raccolto la luce e, quando il buio cala, la sfera risplende di nuovo.

La Sfera è il Sole, è una goccia di rugiada, é la molecola più semplice, è un granello di sabbia, è il grembo di una madre…forse anche l’Universo ha la stessa forma!

Immagini, impressioni, sensazioni e associazioni si sommano e si confondono dinnanzi all’opera dell’artista, e tutto appare come frutto spontaneo della Natura.

Il lavoro di Motti inizia lontano nel tempo, nella pietra antica. Roccia e metallo, statica e cinetica, fantasia creativa e calcolo preciso. Girando attorno alla Sfera, assistiamo al formarsi di ali: vela? Speranza? Pietra grigia ingenua e grezza, finemente accarezzata come da antichi scalpellini, che contrasta l’oro levigato della Sfera, fissata tra la stele e la vela.

Tutte le sue opere sembrano animate, sono armoniosamente plastiche e spesso contengono una sfera. La loro superficie setosa, lucida, opaca o ruvida crea quasi una sensazione di calore e la mano ne cerca il contatto, quasi a conferma dell’esattezza visiva. Ma Elvino Motti cresce anche insieme al mondo che cambia, ed eccolo allora mettere d’accordo la pietra antica e il materiale sintetico, il metacrilato, duro e trasparente come il vetro.

Il risultato è un susseguirsi di processi interni vitali ed esplosivi, spettacolo cosmico agli occhi dell’astante!

Un brivido di “eterno” corre tra le opere di Elvino, come a ringraziare l’Origine e a volerLa perpetuare.

 

Maggio 2013 Tatiana Neciaeva, Art critic

Critico d’arte, membro corrispondente dell’Accademia Russa delle Art

 

Esposizione presso la nostra galleria “L’anima della Materia” 3 Novembre-  29 Dicembre 2013

 

Opere in galleria:

 

Enigma

 

Heart

 

Ebollizione

 

Coppia

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