gennaio 04, 2013
BRUNO SAETTI (apri)
BRUNO SAETTI (apri)

 

Opera in evidenza “Paesaggio con sole” 1970 Olio su tela

 

Bologna 1902 – 1984

Bruno Saetti (Bologna 1902, Venezia 1984) è una figura che naturalmente, come pittore, va al di là dell’ambito Veneto. Nella città natia frequenta l’Accademia di Belle Arti, diplomandosi nel 1924 professore di disegno architettonico. Nel 1927 tiene la sua prima personale e l’anno seguente fu invitato alla XVI Biennale di Venezia, alla quale partecipò per altre 14 edizioni. Durante gli anni ‘20 e ‘30 si dedica ad una pittura dove trova largo spazio l’intimismo dei paesaggi e degli interni con figure. Da Bologna giunge a Venezia a ventotto anni, nel 1930, rimanendo nella città lagunare per tutta la vita, dove ha ottenuto i suoi grandi successi come il premio a La Biennale. Nel 1930 divenne insegnante presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia, assumendo l’incarico di direttore dal 1950 al 1956. A livello pittorico dopo il 1945, attraversata una fase di scomposizione cubista dell’immagine, passa a un naturalismo vagamente informale. L’affresco invece è la tecnica che lo seguirà per tutta la sua vita artistica. Il fondo emiliano è evidente nella sua pittura, specie per le intonazioni calde dei rossi-mattone ed il gusto tutto peculiare della materia (il prediletto affresco), ma anche per quel senso classico della forma che lo unisce ai maggiori maestri dell’arte italiana tra le due guerre. Veneto è d’altra parte quel suo indugio sul colore, sulle sue vibrazioni luminose, sul sentimento di attonito stupore dello spazio. Nessuno comunque è riuscito, come Saetti, a rendere nei suoi affreschi il senso della perennità del tempo, segno e impronta dell’uomo. Un punto d’incontro tra il senso formale degli antichi e la sensibilità struggente ed ansiosa dei moderni. Un paradigma unito con il colore, la luce di Venezia. Procede dalla tangibilità oggettivata della raffigurazione al suo graduale sfaldarsi mediante il progressivo riporto di elementi non figurativi all’interno dell’immagine. Così i paesaggi sono verticalizzati, gli orizzonti sfumanti nella luce, oppure formano una sutura tra due campi di colore uniforme nel tono,ma vibrante nel timbro per i sedimenti materici e le rugosità corrusche del pigmento depositato in forti spessori.

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